Domande e risposte

C’è ancora posto per le utopie?

E’ una domanda complessa che meriterebbe un lungo discorso e sul tema del rapporto tra sogno e utopia si dedicano libri interi. C’è ancora posto per le utopie e in politica è importante sognare? Sono convinta che sia necessario. Le utopie sono il nord della politica: danno una direzione, ma non ha senso raggiungerle come per un navigante non serve arrivare al Nord: c’è solo ghiaccio. L’utopia è un sogno della ragione, la politica è un modo per realizzare i sogni e le aspirazioni di una popolazione. Sono due livelli diversi che devono interagire, ma non confondersi. L’uomo è quello che è ed è a lui che dobbiamo adattare il progetto e non viceversa.

Quale il suo sogno per il Ticino?

Sogno un futuro aperto e giusto in cui le persone possano realizzare le proprie aspirazioni compatibilmente con quelle degli altri; in cui sia possibile continuare a decidere assieme. Dobbiamo chiederci: le istituzioni che ci siamo dati nel tempo possono essere portate nel futuro e come? Servono ancora a conseguire obiettivi comuni o si sono atrofizzate?
Ecco l’utopia del possibile. Come è possibile in Ticino vivere assieme in modo che tutti possano trovare un senso a quello che stanno facendo. In uno studio pubblicato lo scorso anno emerge un dato che mi ha preoccupata: in rapporto al resto della Svizzera, i Ticinesi, e le donne in particolare, si sentono più inadeguati ad affrontare il proprio futuro. Ecco, sogno un Ticino in cui il sogno dei Ticinesi non sia solo quello di arrivare alla fine del mese.

Con quali mezzi realizzarlo?

I mezzi sono quelli della buona volontà. Trovare alleanze anche negli altri partiti su punti qualificanti e di crescita non solo economica, ma anche sociale e culturale cercando di guardare oltre gli steccati. Nel mio lavoro ho imparato che su determinati progetti si trovano spesso alleati insperati e insospettati. Credo che sia opportuna una nuova forma di comunicazione politica nei partiti e tra i partiti, tra le forze in campo, che possa produrre risultati compatibili con le aspirazioni di tutti.

Con quanti compromessi?

“Compromesso” è una brutta parola che non è mai piaciuta nella nostra area, ma che descrive una pratica ampiamente in uso in una democrazia come la nostra. Ci sono buoni compromessi e cattivi compromessi. L’importante è che i primi siano prevalenti sui secondi. Dobbiamo lottare affinché si affermino i buoni compromessi e per questo è opportuno avere anche un nuovo linguaggio nelle politica per far capire meglio il nostro punto di vista e le nostre ragioni.

Intervista apparsa su ps.ch
a cura di Françoise Gehring